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Provenienza: Pesaro

Periodo Attività: Dal 1989

Discipline: Writing, Breaking, Djing

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HHF: Ciao Zinko, ti diamo il benvenuto su “Italian Hidden Stories” la rubrica di Hip Hopera Foundation dedicata alla scoperta delle figure più rappresentative della Cultura Hip Hop in Italia.

Innanzitutto grazie per aver accettato il nostro invito e per cominciare ci piacerebbe conoscere il tuo percorso dall’inizio:

Come sei venuto a conoscenza dell’Hip Hop? Qual è stata la prima espressione artistica con la quale sei venuto in contatto e che ti ha suscitato curiosità?

Z: Iniziai con il writing alla fine degli anni 80, quasi per caso, sui banchi di scuola con Noem che mi fece vedere le prime tag, flop e bubble di ispirazione newyorchese grazie a un viaggio che fece lui in quegli anni. Fui subito incuriosito e insieme a lui prima, e la formazione della crew DSP poi, iniziammo a sperimentare e ad informarci sulle tecniche ed origini di questa cosa che ancora non chiamavamo hip hop. Ancora il movimento era ristretto a poche città ed era praticamente sconosciuto nella mia e a parte 2 persone prima di noi (Dc Ace che avremmo conosciuto dopo e Blaze) fummo praticamente i primi. Eravamo fondamentalmente degli skaters e ci piaceva pensare che il writing fosse parte di questa cultura, ma ben presto scoprimmo che c’era molto altro! Nel 1992 poi iniziai a ballare breaking grazie alla conoscenza appunto di Dc Ace, uno dei pionieri dell’HH Italiano che per caso viveva proprio a Pesaro.

HHF: Quali sono stati gli artisti, i pionieri o gli esponenti che ti hanno formato, all’inizio del tuo percorso?

Z: All’inizio come writer prendevo ispirazione dai componenti della mia crew in quanto si creava una sorta di competizione grazie anche alla onestà e schiettezza di ognuno di noi nel criticarci a vicenda e questo ci ha fatto progredire in fretta. Successivamente un viaggio che facemmo a Parigi nel 1993 ci fece scoprire una scena potente che cambiò il nostro stile. Come bboy chiaramente DC Ace era uno dei migliori in Italia ed è stato una fortuna averlo li, ci diede tanta ispirazione, tecnica e fu praticamente una guida per me.

HHF: Questa rubrica cerca di portare i lettori anche a conoscenza di quelle personalità che non hanno avuto gli onori della ribalta, ma che li avrebbero meritati. Quali “Italian Hidden Stories”, secondo te, andrebbero recuperate assolutamente?

Z: La scena italiana ne è piena!!! Si parla e (giustamente) si celebrano pochi personaggi conosciuti che hanno fatto la storia qua da noi. Il rap prima di tutto per la sua immediatezza è il piu seguito e molti giovani conoscono anche gli artisti e la scena italiana anni 90, poi vengono le altre discipline e anche li si parla dei più famosi personaggi conosciuti per la loro storicità e importanza negli 80’s e 90’s e perché sono apparsi in alcuni libri o grazie soprattutto a persone che hanno documentato, filmato e soprattutto conservato le loro storie. Purtroppo molto materiale è stato perso o proprio non documentato e proprio per questo unito anche al desiderio di non apparire (nel caso di writers) come è anche successo a new York negli anni 60 e 70 molti pioneers degni di nota non sono ricordati o avuto il giusto posto nella timeline. Tra questi posso citare: tutta la EAD Crew di Padova, Vicenza, Dc Ace, DSP Crew di Pesaro, Kid Head di LaSpezia, Scacio e Rockris di Mantova, Shark, Shea 99, Serio e Tim di Roma, Fox di Grosseto, Lorenzone e Crazy Pop di Prato, Wired Monkeys di Bologna, Twice, TGF e CKC, FDS, MNP di Milano, Zart e Damage di Ancona, Spyke, Eron, Calla e 38 Squad di Rimini.

HHF: Cosa ha significato nella tua vita essere Hip Hopper e cosa significa oggi, alla luce delle esperienze che hai vissuto?

Z: Ai tempi quando ho iniziato non avevo tutta questa conoscenza e consapevolezza, ero solo un ragazzino e avevo bisogno come tutti di esprimermi in un ambito artistico, ma non solo, un fattore per me importante fu l’appartenenza a un gruppo di pochi, un elite che stava esplorando una cultura ancora pressochè sconosciuta qui da noi. Le informazioni arrivavano con il contagocce e questo contribui a stimolare perennemente la mia curiosità. Tutto era tremendamente difficile! Ogni disciplina richiedeva costante allenamento e per acquisire la tecnica, dovevi fare i conti con: dolore, botte, stiramenti, freddo, caldo, depressioni, scoraggiamenti, diffidenza dei tuoi genitori, bullismo dai tuoi coetanei, a volte vero proprio odio e andare incontro a situazioni e posti pericolose al limite della legge. Tutto questo ha contribuito a rendermi diverso dagli altri, a viaggiare già a 15 anni per tutta italia e a frequentare bboys di altre citta, partecipare a jam pieno di aspettative e voglia di confrontarmi e senza rendermene conto non faceva altro che rendermi quello che sono oggi, una persona/bboy fiero dei miei ideali e ancora bisognoso di appartenere a questa cultura. Chiaro che oggi la scena è molto cambiata e io sono ormai un uomo, non più un ragazzino e le motivazioni sono diverse. Oggi ho più cultura ed esperienza, si sono aggiunti nella mia vita moglie, figlia, allievi (disciples) che mi supportano e un lavoro, devo programmarmi e decidere gli allenamenti e quali jam andare e supportare, ma lo spirito rimane quello e la cosa sorprendente che dopo 30 anni di attività mi rendo conto che ancora c’è tanto da imparare e tante persone in gamba da conoscere. Sono solo all’inizio!

HHF: Raccontaci un aneddoto legato all’ Hip Hop che pensi meriti di essere ricordato.

Z: Ce ne sono stati tanti divertenti in passato, specialmente legati ai viaggi alle Jam. Mi ricordo a La Spezia dopo aver preso pioggia, freddo e neve ci misero a dormire tutti quanti in una casa di non so chi (amico di Kid Head?), disabitata senza riscaldamento e dal freddo dormimmo tutti uno vicino all’altro, io avevo staccato le maniche del piumino e le avevo messe ai piedi, poi ovviamente scattarono scherzi durante la notte, crash kid (r.i.p.) poi che era il maestro in questo lanciò razzetti di capodanno dentro la stanza! insomma non si dormi manco un minuto, ma tanto si sapeva che sarebbe finita cosi. Anche a Venezia fu divertente perché alla Jam al magazzino della stazione ai concerti ci fu chi tirò scarpe agli articolo 31 perché ritenuti troppo commerciali e si criticò anche alcuni concetti portati da Next One sulla Zulu Nation (ancora troppo avanti per l’epoca) e poi nel cypher discussioni tra Crash Kid e Match Music (partner televisivo e tra gli organizzatori). Cose normali per quel tempo perché in ogni Jam c’erano scazzi a volte anche violenti (mi ricordo di una rissa a  Juice ad Ancona), ma alla fine eravamo tutti li a fare la stessa cosa, ognuno portava il proprio contributo come poteva, ma senza un tornaconto o troppe prospettive di soldi, di fama e tantomeno di essere un personaggio in Tv. 

HHF: Nel tuo percorso con l’Hip Hop, quali sono state le esperienze più determinanti e che ti hanno portato  alla consapevolezza di poter raggiungere i tuoi obiettivi?

Z: Diciamo che a grosse linee fino adesso ho vissuto tre grandi fasi. 

La prima: dagli inizi agli anni 2000 è stato un periodo di formazione e spensieratezza, tutto era vissuto alla giornata e traevo esperienza da ogni jam che partecipavo o anche solo da un uscita di tag o throw up dopo una festa con la compagnia. Fondamentalmente come tutti non ne sapevamo molto e negli states le cose erano ben diverse, ma in tutto questo mi ricordo che ogni giorno ero focalizzato quasi solo li. Mi allenavo in breaking quasi tutti i giorni, disegnavo sketch, facevo bombing o masterpiece in hall of fame, intagliavo nameplate, locandine, mi cucivo anche vestiti.

 La seconda: dal 2000 al 2010/15. E’ stato il periodo in cui ho creduto di poterci campare con L’Hip Hop!. Insieme ad altre persone ho organizzato Hip Hop Connection Arena nel 2001 e nel 2003 sempre con le stesse persone ho fondato il Centro HHC a Pesaro, ho cominciato anche a fare show, organizzare serate ed insegnare in tante scuole e diciamo che in questo periodo il mio lavoro era questo a tempo pieno. Per quello che riguarda la mia crescita artistica in questo periodo diciamo che mi ero decisamente fermato, ma soprattutto avevo un po perso di vista i veri valori e allontanato delle persone con cui avevo iniziato.

La terza: dal 2015 ad oggi: mi ricordo dopo una bella chiacchierata che feci con Next One, mi accorsi di avere acquisito molta esperienza e consapevolezza dei miei mezzi;  è come avere dei superpoteri che come nei supereroi però comportano grandi responsabilità! Decisi di mollare tutto e concentrarmi nel dare qualcosa di reale ai miei allievi (realmente interessati), tornare a studiare e riavvicinarmi alle persone giuste, quelle dell’inizio e cosi ora sono un pò tornato alla prima fase, ma ho tanta cultura in più.

HHF: Viviamo in un periodo storico di sovraesposizione mediatica dell’Hip Hop, che spesso può generare  fraintendimenti e confusione. Quale consiglio senti di dare ai ragazzi ed alle ragazze che vorrebbero intraprendere un percorso formativo e artistico costruttivo?

Z: Dico spesso che per come la penso se avessi 15 anni oggi forse non mi sarei avvicinato all’Hip Hop, perché troppo commerciale! Oggi per molti versi è come ascoltare la House, Eurodance o il pop negli anni 90. Il fatto di aver trovato una cultura alternativa underground a cui identificarsi è stato fondamentale per me, ma se oggi a questa stessa gli si toglie la componente culturale, gli si smussano le difficoltà, passa l’idea che tutto è concesso o diventa una cosa per tutti, allora forse c’è un problema. Ecco a me piace pensare che l’Hip Hop è di tutti, ma non per tutti. Alla luce di questo un consiglio che posso dare è di scavare più a fondo se realmente interessati, per fare un esempio non fermarsi a un mc donald solo perché è il piu facile da trovare e poco costoso come ristorante, ma di fare qualche passo in più, andare dietro nelle strade più piccole per trovare un ristorante più di qualità con prodotti migliori. Se potete o avete la fortuna di conoscere un pioniere nella vostra città rispettatelo, seguitelo, frequentatelo imparate da lui perché oltre che esserci stato prima di voi ha vissuto un’epoca migliore e porta storicità e il senso di tutto quello che fate.

HHF: Sappiamo che sei parte della Rocking Sample, l’unica crew italiana di Rocking al momento. Vista la totale assenza o quasi nel Breakin moderno, specialmente qui da noi tra informazioni a riguardo e cosa e’, secondo te potrebbe avere una influenza negativa sulla Breakdance ed una conseguente perdita’ di identita’?

Z: Rocking Sample è un progetto e crew nata da poco in Italia e si propone di spingere tutto quello che riguarda Top Rock, Rock Dance, Party Style e tutti quegli stili in piedi che sono venuti addirittura prima del bboying, ma che sono in stretto contatto con esso. Da troppo tempo si è trascurato nel breaking la parte in piedi e l’importanza del ballo legato alla musica che per noi si deve basare sul funk e sul groove anziché sui breakbeat o peggio sui battle beat. Attualmente i membri ufficiali sono 5: b-boy Lorenzone da Prato (presidente) b-boy Mighty Zinko da Pesaro (vicepresidente), bboy Laced da Pordenone, bgirl Easy Lee da Pesaro e bboy Stiga Rock da Parigi. Poi ci sono molti simpatizzanti e amici che si riconoscono in questi concetti con cui ci vediamo ed alleniamo. Il progetto è ad ampia portata e vorremmo che fosse addirittura worldwide, i requisiti per entrare sono: essere interessati seriamente a questi stili, allenarsi costantemente, umiltà, rispetto per le foundations e zero protagonismi. Non ritengo la rock dance dannosa per il breaking se inserita in un giusto contesto, anzi la conoscenza anche di diversi stili e provenienze di questa rende molto più chiaro da dove e perché si utilizzano certi passi utilizzati tra i bboys. 

HHF: Ci sono artisti che vedi come dei punti di riferimento non solo professionale, ma anche umano?

Z: La componente umana viene prima di tutto! Poi arriva l’artista. Ci sono tante persone che ho conosciuto nell’ambiente che sono dei grandi amici e non importa se sanno fare più cose o vinto quali contest, per me se hanno amore e rispetto per quello che fanno, o si sanno comportare sono anche quelli giusti da frequentare. Anche tutte quelle persone che ruotano intorno che non fanno parte ufficialmente della scena, ma che ci hanno provato in un periodo, ma lo hanno fatto o ti sono state vicine sono solo da rispettare. Ad ogni modo come disse anche Dc Ace in un’ intervista, quello che fai è anche importante e ti ci devi buttare in mezzo se no non vieni troppo considerato dalla comunità per cui il rispetto te lo devi anche guadagnare essendo umile si, ma possibilmente anche bravo!!! A livello internazionale ho conosciuto Mr Wiggles, Ken Swift e Crazy Legs e devo dire oltre che avere knowledge infinita sono anche delle belle persone. In Italia oltre che grandmaster Dc Ace, Ho già citato Next One prima, sempre pronto a dare giusti consigli, Noem grande artista oltre che amico, Lorenzone con il quale condivido pensieri e allenamenti, Takeo e Eka massimo rispetto per quello che stanno facendo alla scena italiana. 

HHF: Pensi che il tuo operato abbia influenzato negli anni qualcuno  più giovane?

Qua a Pesaro sicuramente si! Sia per il writing sia per breaking. Nel primo io e la DSP abbiamo proprio dato il via al cosiddetto stile pesarese che ancora oggi è in voga e abbiamo dato punti di riferimento stilistico, linee guida e regole a tutti quelli dopo. Tutto, anche artisti rap della zona che poi hanno varcato i confini di Pesaro si sono formati sotto queste linee che abbiamo dato noi. Naturalmente negli anni anche altre crew a Pesaro sono state molto importanti, ma la chiave, lo stile, l’atteggiamento e l’attitudine era quello DSP. Nel breaking penso che il 90% dei bboy di qui abbiano imparato da me o comunque da qualcuno che ha imparato da me, e sicuramente lo vedi dai toprocks e footworks o comunque anche dai moves di impronta mia. L’unica cosa di cui non vado troppo fiero è che forse tanti hanno imparato, ma pochi tutt’ora sono ancora in attività oppure se lo sono si sono persi per scarso interesse e alcuni per presunzione di credersi già a loro volta dei maestri. Forse la colpa può essere mia e data dal fatto che per molti anni ho insegnato troppo come fosse un lavoro e con poca voglia di creare una vera scena breaking che durasse in altre generazioni. Ora sembra diverso, vedo un bel futuro anche in questo e le nuove generazioni sembrano essere umili, realmente interessate e soprattutto serie. Hanno dalla loro tecnologia e informazioni, unite ad una guida possono davvero dare un grosso contributo alla scena e lasciare un’ eredità sana.

HHF: Parlaci un po della EAD, storica crew italiana, e il progetto della Hip Hop School che avete avviato.

Z: Escuela Antigua Disciples (EAD) è una storica crew italiana formatasi agli inizi degli anni 90, alcuni membri originali che la compongono sono dei pionieri in Italia e rappresentano tutte le arti dell’Hip Hop (Breaking, Writing, Mcing, Djing, Knowledge). E stata una delle prime crew intercittadine: Padova, Vicenza, Venezia, Bassano, Pesaro, Roma, Torino ed è tutt’ora attiva nella comunità Hip Hop nel supportare, creare eventi real e diffondere il giusto approccio alle nuove generazioni. Negli anni “Le Banche” a PD City sono diventate un punto di riferimento per varie generazioni di b-boys, mcs, djs, writers, etc di tutto il triveneto e non solo sodalizi nel Lazio, Marche, Piemonte etc….91 till infinity…Da 2 anni a Pesaro sto crescendo e formando una nuova generazione EAD con la quale ho dato vita a vari progetti tra i quali: Summer In the Park (free training estivo al parco miralfiore), Winter Rock Jam (free training, talking, video, beatmaking, djing, rap, drawing), i corsi gratuiti al Calamita (centro di aggregazione giovanile a Muraglia) e infine la EAD Hip Hop True School (attualmente presso la palestra babilonia a Soria, Pesaro) dove si tengono i veri e propri corsi di Breaking, Hip Hop Freestyle, Popping, House Dance, Rock Dance, Party Rock e dove si approfondisce la cultura Hip Hop in generale.Membri della prima generazione: Zhana, Stand, Bounty, MakZone, Dc Ace, Baby, Dave Sun, Cesare, Zinko, Monsa, Giulia, Joys, Boogie, Made, Orion, Max mbassado, Peeta, Dj Babble Boogie, Henry, Crash Kid (R.I.P.), Atomik, Noem507, Omaek193 and more…Membri New Generation: Taso, Easy Lee, Gio, Groove M. Jack, Queen Elenoir, Amanda Rock.

HHF: Ti ringraziamo ancora per l’occasione che ci hai concesso e vorremmo chiederti di segnalarci qualche artista emergente, italiano o straniero che hai conosciuto o che hai scoperto e che, secondo te, rappresenta un fulgido esempio di Hip Hopper.

Z: Grazie a voi per l’opportunità, per il vostro bellissimo progetto e il contributo che state dando per la scena Hip Hop in Italia e in UK. Non ho in mente un artista in particolare, spero che quest’ultima generazione sia in grado di portare l’Hip Hop ad un livello più evoluto sia tecnicamente, sia socialmente specialmente qui in Italia. Già vedo tanti giovani bravi che seguo ed ammiro, gli auguro di restare sempre real e soprattutto di durare nel tempo. Ognuno di noi ha messo un mattoncino in questa comunità ed è o è stato importante a vari livelli, io traggo ispirazione anche dalle nuove leve perché Hip Hop è evoluzione nella tradizione!!!

Peace

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