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Provenienza: Roma

Periodo Attività: Dal 1993

Discipline: Breaking

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HHF: Ciao Jerry, Ti diamo il benvenuto su “Italian Hidden Stories” la rubrica di Hip Hopera Foundation dedicata alla scoperta delle figure più rappresentative della Cultura Hip Hop in Italia.

Innanzitutto grazie per aver accettato il nostro invito e per cominciare ci piacerebbe conoscere il tuo percorso dall’inizio:  

Come sei venuto a conoscenza dell’Hip Hop? 

S: Sono venuto a conoscenza dell’Hip Hop tramite la musica, in quanto, ascoltavo incuriosito brani dei Public Enemy e dei Run DMC. Ho avuto la fortuna di avere un amico che aveva una stazione radio e quindi ero sempre aggiornato sulle new entry del momento.

HHF: Qual è stata la prima espressione artistica con la quale sei venuto in contatto e che ti ha suscitato curiosità?

S: La prima espressione artistica che mi ha suscitato curiosità, emozioni e passione è stata la Breakdance. Mi affascinava per le forme acrobatiche e per il fatto che tutti possono dare qualcosa, in quanto la varietà dei movimenti e delle forme consente ad ognuno di esprimersi come più ritiene opportuno.

HHF: Quali sono stati gli artisti, i pionieri o gli esponenti che ti hanno formato, all’inizio del tuo percorso? 

S: Per quel che concerne la Breakdance il mio riferimento principale nonché Maestro è stato Crash Kid (r.i.p.), e successivamente altri B-boys come: Storm, Swift Rock, Speedy,  Side 1, Gaban, Ibraim. Per quel che concerne la musica Rap  invece fonti di grandi ispirazioni sono stati: Run DMC, Public Enemy, Rakim, LL Cool J,  KRS 1, EPMD,  Wu Tang Clan, Sugar Hill Gang . Ho specificato musica RAP perché la differenzio dal Funk anche se ne deriva, a tal proposito  per questo  genere i miei riferimenti sono: Chic, Brother Johnson, Jimmy Castor  Bunch, James Brown,  Curtis Mayfield,  Doobie Brothers, Cool and the Gang,  Incredible Bongo Band,  Nina Simone, Aretha Franklin.

HHF: Questa rubrica cerca di portare i lettori anche a conoscenza di quelle personalità che non hanno avuto gli onori della ribalta, ma che li avrebbero meritati. Quali “Italian Hidden Stories”, secondo te, andrebbero recuperate assolutamente?

S: A mio avviso innanzi tutto cito 2 B-boys con i quali ho condiviso moltissime esperienze a livello di contest, jam, workshop, spettacoli ma anche cene, gite al mare e vacanze, parlo infatti di Mak Zone di Vicenza e  Fox 1 di Grosseto. Con Mak Zone abbiamo ideato  il B-Boy Event di Bologna e a lui devo il mio Six Step…è si devo dire che grazie alle sue “chicche” finalmente colmai le lacune tecniche che mi portavo dietro ormai da un po’ di anni, Parlo infatti dell’estate del 1998. Con Fox 1 invece ricordo allenamenti massacranti allo stabilimento Nettuno di Marina di Grosseto ed interminabili giornate a far gara a chi era più originale, con ossessive sfide  di Footwork e Top Rock.  

HHF: Cosa ha significato nella tua vita essere Hip Hopper e cosa significa oggi, alla luce delle esperienze che hai vissuto? 

S: Quello che ha significato per me essere un Hip Hopper significa tutt’oggi “creare e trasmettere” a prescindere che siano passi di Breaking, Riff musicali, o poesie.

Tutto è rimasto come allora, si è soltanto trasformato cosa devo creare per  poi trasmettere. Il percorso evolutivo non si è fermato solo alla danza  ma è proseguito  con la musica e la scrittura. 

Se poi dovessi dare  un significato all’Hip Hop  intendendo cosa è per me l’Hip Hop  beh allora lo  definisco come: “ LA PORTA CHE HO APERTO E CHE MI HA CONDOTTO NELLE STANZE DELLE CREATIVITA’.

Mi spiego meglio: tramite la Breakdance ho preso consapevolezza delle mie capacità artistiche e man mano che andavo avanti con gli anni mi rendevo conto che ero in grado di cimentarmi in qualsiasi tipo di disciplina artistica. Ballare Breakdance comporta sacrifici, determinazione, costanza, voglia di migliorarsi, caratteristiche  non da poco. Imparare un qualsiasi passo è una soddisfazione che non ha eguali, ebbene il  conseguimento di ogni risultato ha aumentato in me la consapevolezza di potercela fare in ogni caso. In tutto ciò le mie capacità di deduzione, la mia visione dei dettagli hanno contribuito enormemente a sviluppare la mia creatività, da me rinominata:”Creatività Matematica”. E’ grazie a questo tipo di Creatività che sono riuscito ad inventare metodologie di allenamento, metodologie di insegnamento, tutte cose basate anche sulla Matematica.

HHF: Negli anni in cui ancora non esistevano nè social nè eventi mainstream, tu organizzavi eventi a Roma e in Italia con tutte le difficoltà ma anche tutta la genuinità dell’epoca. Qual’è la jam che ti ha formato maggiormente e che ricordi con particolare emozione?

S: La risposta non è semplice, in quanto, ho dei ricordi bellissimi della prima Jam organizzata, ma ricordi altrettanto stupendi dell’evento Italiano che radunava migliaia di B-Boys e B-Girls…Partiamo dal 1° evento organizzato ossia “Cose Massicce”. Era il novembre del lontano 1997 assieme a: B-Boy Naish, DJ  Mada, Dj Arin e Dj Cut decidiamo di organizzare 3 eventi minori i cui ricavati sarebbero andati ad un evento molto più grande chiamato B-Boy Invasion. Il progetto era ambizioso, ma sapevamo di potercela fare e a tal proposito feci appello alle mie idee geniali. Per realizzare il flyer usavamo fotocopie e ritagli che assemblati ci davano un risultato decente. Ovviamente potevamo soltanto produrre volantini in bianco e nero, a colori era quasi impensabile…Ci avvalevamo poi delle nostre conoscenze per “scroccare impunemente” fotocopie come se piovesse. La parte più bella era il giovedì, quando dopo essere andati a cenare in un pub, verso l’1 di notte ci cambiavamo e armati di colla pennello e e volantini ce ne andavamo in giro per Roma a “tacchinare sui muri” per tornare a casa verso le 4,30 del mattino pieni di colla….Ricordo che stabilimmo di mettere un ingresso a pagamento alla modica somma di 3000 lire….

La sequenza degli eventi andò alla grande e ricordo che per spargere la voce contattavo telefonicamente i rappresentanti delle crew che conoscevo e spedivo loro i flyer per farli distribuire ai loro contatti.

L’evento invece che mi ha dato di più a livello di prestigio è il B-.BOY EVENT di Bologna.

Per organizzarlo ho dovuto fare appello veramente a tutte le mie capacità, non era infatti facile trovare sponsor e partner disposti a supportare e finanziare l’evento, per raggiungere il budget necessario dovevo sempre inventarmi qualcosa di innovativo, ma come dire: ”la sfida mi piaceva”.

HHF: Relativamente al tuo percorso artistico, quali sono state le esperienze più determinanti  e che ti hanno portato  alla consapevolezza di poter raggiungere i tuoi obiettivi? 

S: Devo fare in questo caso delle precisazioni, in quanto ogni esperienza significativa ha segnato delle tappe fondamentali nei vari settori in cui  mi sono cimentato.

Per quel che riguarda gli spettacoli ricordo l’esibizione a Lione al Festival delle Danze Urbane in cui con il gruppo Passo sul Tempo ho rappresentato l’Italia.

Come evento estero L’IBE del  2005 in cui mi sono confrontato con B-Boys di altissimo livello

A livello di insegnamento essere stato il direttore artistico, coreografo e insegnato di una scuola di danza ad Ischia

Invece come organizzatore di eventi segnalo il B-Boy Event del 2008, edizione fantastica in cui l’evento salì pesantemente di livello grazie all’introduzione di idee innovative

Infine per quel che riguarda il Breaking inteso come  livello a cui sono giunto segnalo il periodo che va dal settembre del 1997 a dicembre del 1998, periodo in cui cambiai il mio modo di ballare levandomi molti “sassolini dalle scarpe” riferito a coloro che mi definivano: ”tutto fisico e niente stile”

HHF: Viviamo in un periodo storico di sovraesposizione mediatica dell’Hip Hop, che spesso può generare  fraintendimenti e confusione. Quale consiglio senti di dare ai ragazzi ed alle ragazze che vorrebbero intraprendere un percorso formativo e artistico costruttivo?

S: Sicuramente direi loro di chiedere a “chi c’era prima di loro”, per capire bene quali sono stati i punti di riferimento e le radici, in quanto, apprendere la storia può essere solo e soltanto una grande fonte di sapere che ci fa vedere il tutto in maniera più profonda.  

HHF: Hai avuto la possibilità di ballare, imparare e crescere con Crash Kid, colui che consideriamo un po’ il papà della scena romana e un riferimento per la scena italiana e non solo. Parlaci un po’ di lui, di cosa ti ha trasmesso, e delle esperienze per te più significative che avete condiviso.

S: Premessa: per me era Massimo e non Crash Kid. Per questa risposta  ci vorrebbe un hard disk di non so quanti Giga….Sicuramente i cosiddetti:”Allenamenti devasto prima e dopo ogni pasto”, così definiti perché alcuni periodi dell’anno riuscivamo ad allenarci anche 8 ore al giorno…Massimo mi ha dato la capacità di vedere i dettagli, la voglia di migliorare e di evolvermi sempre e comunque. Ricordo una sua frase che ancora risuona dentro di me in una delle nostre serate a guardare video. Io gli dissi: ”maròòò ma questi come fanno?”, Lui mi rispose: ”Gerà questi c’hanno 2 gambe e 2 braccia come te, solo li usano nel modo giusto!”. Quella è stata probabilmente la spinta necessaria alla mia formazione. Massimo aveva anche i suoi difetti come essere umano, a volte non ci trovavamo d’accordo su alcuni argomenti. Ricordo anche che fu lui ha trasmettermi la passione per il cinema nonché la dipendenza dalla Coca Cola…Come sopra già citato penso che l’esperienza di Lione con  Passo sul Tempo sia stata quella più importante per me, quella che mi ha fatto crescere sia come ballerino che come coreografo.

HHF: Parlaci del tuo concetto di crew, di quali hai fatto parte, e cosa significa o ha significato per te farne parte?

S: Per me la crew è il punto di congiunzione tra amicizia e famiglia, dove si condividono molte cose, non solo ballare, ma incontrarsi la sera in una pizzeria o magari condividere i problemi odierni per risolverli assieme.

Le crew in cui ho militato sono state: Ready to Fight, Urban Force, Ritmo dello Stile, S.P.Q.R., Real Matter, 2πr e ognuna di queste mi ha lasciato qualcosa di speciale.

HHF: Ci sono artisti che vedi come dei punti di riferimento non solo professionale, ma anche umano? 

S: Ho avuto la capacità di sapere intravedere quel tipo di caratteristica  in molti ospiti che ho invitato al B-Boy Event, ospiti del calibro di Moy, Lil John e Mario degli Avikoro,  Dy zee dei Supernatural e Roxrite, ma  il B-Boy che veramente merita e come persona e anche per quello che ha rappresentato è Tuff Kid che non ha certo bisogno di presentazioni.

HHF: Tra i tuoi progetti attuali sappiamo che stai organizzando l’Hip Hop Cine Fest Roma, un’iniziativa interessantissima che prevede proiezioni, incontri, networking e opportunità per i giovani cineasti connessi al mondo Hip Hop. Ci puoi raccontare di che si tratta?

S: L’idea nasce dalla mente di Giulia aka Chimp della  Baburka Production e Wild Up Crew.

L’Hip Hop Cine Fest rappresenta  un punto di svolta per l’Hip Hop, in quanto raccoglie documentazioni e storiche ed innovative di plurime realtà. Ogni realtà dal Marocco alla Svezia, dagli USA al Giappone può raccontare qualcosa di unico. 

Nell’evento vengono convogliate tutte quelle sinergie volte ad accrescere la cultura Hip Hop. La manifestazione si basa su proiezioni, conferenze e workshop. Ci sono diverse categorie, quali:

documentari lunghi e corti, finzione lunghe e corte, video clip e best of the web. 

L’evento si articola in  2 giorni ed il sabato sera si tiene la Jam e contest di Breakdance.

Organizzare un evento simile potrà soltanto che accrescere la mia conoscenza  le mie competenze, anche questa sarà l’ennesima sfida da vincere.

HHF: Ti ringraziamo ancora per l’occasione che ci hai concesso e vorremmo chiederti di segnalarci qualche artista emergente, italiano o straniero che hai conosciuto o che hai scoperto e che, secondo Te, rappresenta un fulgido esempio di Hip Hopper.         

S: Grazie a Voi per questo splendida iniziativa. 

Vi segnalo le 2 persone che ho citato sopra, nel dettaglio: Tiezzi Federico aka B-Boy Fox 1 e Perotto Mssimo aka B-Boy Mak Zone.

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