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Provenienza: Svizzera/Italia

Periodo Attività: Dal 1989

Discipline: Breaking

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HHF: Ciao Mauro, Ti diamo il benvenuto su “Italian Hidden Stories” la rubrica di Hip Hopera Foundation dedicata alla scoperta delle figure più rappresentative della Cultura Hip Hop in Italia.

Innanzitutto grazie per aver accettato il nostro invito e per cominciare ci piacerebbe conoscere il tuo percorso dall’inizio:

Come sei venuto a conoscenza dell’Hip Hop? Qual è stata la prima espressione artistica con la quale sei venuto in contatto e che ti ha suscitato curiosità?

S: Nato in Svizzera, da entrambi genitori emigrati dal sud Italia (Lecce), la mia avventura e cominciata nell’anno 1989, infatti a l’età di 15 anni, tornando a casa dopo la scuola mi sono fermato davanti a ragazzi di diverse culture, muoversi in modo originale su musica ritmica funk, in un posto chiamato “La Coupole” che più tardi, divenne in vero culto del Break Dance in Svizzera.

Senza saper veramente, se quei ragazzi ci fossero ancora, il giorno seguente (dopo la scuola), ripassai dal posto in cui si allenavano, in pratica avevo davanti a me i “Jazzy Rockers”.

Dal quel giorno iniziai ad allenarmi (prima da solo nella mia cantina sui cartoni vecchi), dopo qualche tempo il mio miglior amico decise di seguirmi e molto presto altri amici si unirono a noi.

I primi film che ci siamo guardati insieme per gasarci, furono: Wild Style e Beat Street.

Dopo gli allenamenti, mi ricorderò per sempre le lunghe chiacchierate, fatte tra di noi, sul modo in cui vivevamo l’Hip Hop e il significato di queste 2 parole.

Lo sguardo incredulo dei nostri amici, famigliari, etc… tutto ciò non ci ha fermati, siamo andati avanti per il nostro cammino, oggi che l’Hip Hop va di moda, la gente ti viene a dire: Ti ricordi quando eravamo ragazzi…. Io rispondo spesso (tagliando corto): il vissuto e la storia, non puoi cambiarli, solo chi c’era può ricordare… e io di te non mi ricordo…   

Qui a Bienne, abbiamo avuto la fortuna di avere un centro giovanile, in cui avevamo una sala per allenarci e dunque ci davamo sotto ogni benedetto giorno. Sotto gli occhi dei “Maestri”, i nostri passi si sono migliorati, stilizzati e dopo un po’ abbiamo integrato la “Crew” suprema ai nostri occhi e che oggi porto fieramente nella pelle “Jazzy Rockers” forever.  

Battle indimenticabili, viaggi allucinanti, incontri incredibili, power move da paura, ecco il nostro quotidiano negli anni 1990. 

Zurigo, Basilea, Lucerna, Berna, Neuchâtel, Lausanne, Ginevra, tutte citta Svizzere in qui abbiamo rappresentato i nostri colori.

Oggi, quasi tutti over 50 (ma non tutti) ☺, balliamo ancora insieme, in un locale che ormai e diventato il nostro quartiere generale, proviamo ad essere ancora al top con tanto di nuovi power move, footwork rivoluzionati e ripristinati in versione 2020.

HHF: Quali sono stati gli artisti, i pionieri o gli esponenti che ti hanno formato, all’inizio del tuo percorso?

S: Tengo a ringraziare tutti i Break Dancer con cui ho avuto il piacere/onore di condividere un cerchio di qua e di là, ma sicuramente le mie più grandi inspirazioni restano ma men Master Sèyo CH, Kid Rock CH, Zed CH, Chico Rock, Gabin (RIP) FR, Gabor HU; Crazy CH; Maurizio IT, Emilio ES.        

HHF: Questa rubrica cerca di portare i lettori anche a conoscenza di quelle personalità che non hanno avuto gli onori della ribalta, ma che li avrebbero meritati. Quali “Italian Hidden Stories”, secondo te, andrebbero recuperate assolutamente?

S: La storia di Kid Rock (Jazzy Rockers member) andrebbe assolutamente rilevata/raccontata/ricordata

HHF: Cosa ha significato nella tua vita essere Hip Hopper e cosa significa oggi, alla luce delle esperienze che hai vissuto? 

S: Per me essere B-Boy, vuol dire rappresentare le sue proprie convinzioni, poter argomentare in ogni situazione scomoda, altrimenti che con la violenza, ma più tosto con stile, personalità e originalità. 

Virtù e valori che metto in pratica anche nella vita quotidiana (perché l’Hip Hop lo vivo ogni giorno come quando respiro).

Una cultura vera che per me fa coppia con famiglia e rispetto, per tutto e per tutti.        

HHF: Raccontaci un aneddoto legato all’ Hip Hop che pensi meriti di essere ricordato.

S: Personalmente, penso che qui in svizzera e particolarmente a Bienne, abbiamo tantissimo da ricordare/raccontare.

Una delle cose più rilevanti, sarà sicuramente il nostro covo (La Cupola) conosciuta per le prime jam da paura organizzate in svizzera (raduno delle crew più toste di tutta Europa)    

HHF: Nel tuo percorso con l’Hip Hop, quali sono state le esperienze più determinanti e che ti hanno portato alla consapevolezza di poter raggiungere i tuoi obiettivi? 

S: Vendendo ballare gente come “Next one – Ken Swift – Storm” o ancora condividendo con maestri come “Gabin” ho capito che tutto può essere raggiungibile tramite allenamento e perseveranza.  

HHF: Viviamo in un periodo storico di sovraesposizione mediatica dell’Hip Hop, che spesso può generare fraintendimenti e confusione. Quale consiglio senti di dare ai ragazzi ed alle ragazze che vorrebbero intraprendere un percorso formativo e artistico costruttivo?

S: Rispettatevi tra di voi, informatevi sulla cultura Hip Hop e ciò che significano esattamente le parole sacrificio, dolore, compassione, ma anche le parole rispetto, conoscenza, condivisione ed altruismo.

HHF: Jazzy Rockers, una crew storica che e’ nata oltre 20 anni fa e basata in Svizzera. Parlaci un po della scena locale Svizzera all’epoca e cosa significa far parte di una crew che ancora oggi ha un forte senso di appartenenza.

S: Una Crew, ma che dico… una FAMIGLIA prima di tutto. Nata nella strada e cresciuta in essa, con tutto il peso dei sguardi increduli o tante volte incuriositi dalle nostre sessioni urbane, di notte come di giorno. Per noi, la libertà di espressione e la “street life”, invece per tanti altri, erano cazzate senza fondamenti.

Oggi l’Hip Hop e diventato “moda” o “trend”, io rimpiango tanto i tempi veri con persone vere e feeling da vendere. Serate, Jam, raduni, incontri, ma anche condivisione, amore, sapere, conoscenza, forza, rispetto, ecco i valori che l’Hip Hop mi ha trasmesso e che tutt’oggi continua a battere nel mio cuore.       

HHF: Ci sono artisti che vedi come dei punti di riferimento non solo professionale, ma anche umano? 

S: Ce ne sono tanti esempi e gente a posto, ma per me, Master: “Sèyo” (CH), rimarrà l’Esempio del Hip Hopper Vero, Originale, Stiloso, Unico, che ho la fortuna di frequentare ancora oggi.

Una fonte di inspirazione immensa con tanta fame e grinta, un vero guerriero “Old School” dei tempi moderni.      

HHF: Ti ringraziamo ancora per l’occasione che ci hai concesso e vorremmo chiederti di segnalarci qualche artista emergente, italiano o straniero che hai conosciuto o che hai scoperto e che, secondo te, rappresenta un fulgido esempio di Hip Hopper.  

S: Come già menzionato MASTER Sèyo resterà per sempre il mio punto di riferimento number one.     

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