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Provenienza: Benevento

Periodo Attività: Dal 1989

Discipline: Writing

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HHF: Qual è stato il tuo imprinting con l’ Hip Hop?

N24: Il mio imprinting con la cultura Hip Hop è avvenuto in modo oserei dire normale, quasi banale: tramite la Tv. Dopo un programma di intrattenimento per bimbi e ragazzini a cui io sono rimasto legato per tanto tempo, “Bim Bum Bam” con Paolo Bonolis, trasmisero un reportage sulle culture giovanili dell’epoca; parliamo dei primi anni novanta, 94/95, all’incirca, ed ecco, in modo inaspettato, comparire i Graffiti! Oltre che descrivere la cultura del Graffitismo, il reportage tentò anche di andare oltre. Chiaramente descrissero il mondo del Writing, da poco nato in Italia, utilizzando nomi e termini che a me urtano fortemente, come “Graffito” e “Graffitismo”, già Kaos One, ne “Il Codice”, affermava: “Non chiamare affreschi quelli che vedi sui palazzi la terminologia corretta è pezzi, zero tabbozzi! Ognuno ha il suo motivo e il proprio stile e ne va fiero, niente dolce a chi ne fa un lavoro, io non vengo sul tuo muro per denaro!”. Il servizio descriveva questo nascente fenomeno nelle città italiane che ne videro la genesi: Milano, Bologna, Roma. Vedere quei colori mi colpì molto, ebbi un colpo di fulmine, fu amore a prima vista. Il reportage parlava una lingua poco comprensibile per i tempi e per un ragazzino ignorante in materia come me, ma ricordo con molta precisione quegli straordinari colori su muro e non su treno (perché il servizio era in Tv, avrebbe dovuto istruire e quindi parlare del lato legale del Writing): a questo fenomeno urbano erano associati nomi come Rendo, Graffio, Kalù, Raptuz e poi Crews ( allora non capivo ancora cosa fossero…) come la TDK e MCA, ovviamente di Milano.

HHF: Si dice che la storia la scrive chi vince, ma sul campo si sono visti i migliori. Chi secondo te contribuì all’ evoluzione del vero HH nella scena italiana?

N24: A mio modesto parere il perno di tutto il discorso sull’ Hip Hop non solo italiano ma globale, sono le persone. Quindi è il B-Boy, quindi anche io e quelli che hanno contribuito all’ evoluzione del Movimento! Prendere mezzi ogni fine settimana, quando iniziava la bella stagione e si poteva stare fuori, per andare in altre città a seguire le Jams, conoscere gente e intessere una fitta trama di conoscenze e contatti, questa era l’attitudine che faceva la differenza!

HHF: Cosa ti porta ad essere un Hip Hopper oggigiorno?

N24: Rispondendo d’ istinto, ma so che detto così appare brutto, direi che è l’ abitudine che mi porta ed essere un Hip Hopper oggigiorno. Andando ad analizzare lo stesso concetto e parole che esprimono questo stato, posso aggiungere che l’ Hip Hop è ufficialmente una Cultura, riconosciuta anche dall’ UNESCO ed io, come tanti altri del resto, ho faticato tanto per comprendere le sue regole prima per poter iniziare, poi ho faticato oltresì per acquisire e conquistarla, divenendo essa un vero e proprio modo di essere in cui mi sono identificato. Oramai è difficile, se non impossibile, mollarlo, l’ Hip Hop fa parte di me!

HHF: Chi sono stati i Writers a cui ti sei ispirato agli inizi?

N24: Agli inizi dovevo e volevo guardare alla scena napoletana, su tutti la KTM Crew con Sha One, Polo e anche Zemi, quest’ ultimo aveva dipinto dei Throw Ups e piccoli pezzi con fantasie e colori allucinanti, proprio in centro. Con la scusa di andare a Napoli a fare spesa di vestiario, mi andavo a fotografare i pezzi di Zemi.

Poi andai a studiare a Bologna e lì rimasi estasiato dalla SPA Crew, in particolare da Rusty e poi da Dado, che oggigiorno rappresenta un modello e un metro di paragone, per me.

Su tutti però devo mettere la mitica Milano del periodo di cui accennavo prima, i tempi del primo reportage visto in Tv che parlava per la prima volta di Writing citando Rendo, Mec, Sten. Non posso nascondermi dietro un mignolo e non ammettere che il mio primo riferimento costante sono state la TDK Crew e le figure di Raptuz e Skah!

Pensate che prendevo il treno e andavo a comprare gli spray a Paderno Dugnano, vicino Milano, sulla tratta delle ferrovie di Milano Nord e cogliendo la palla al balzo, andavo a Milano in via Padova dove c’era, ai tempi , la Hall Of Fame della TDK Crew, proprio là dove sotto un cavalcavia c’era lo storico pezzo dedicato agli Articolo 31 con i Puppets spettacolari di Raptuz!

HHF: Raccontaci un aneddoto legato all’ Hip Hop che pensi meriti di essere ricordato.

N24: Qui sto facendo una reale battaglia con la mia testa e la memoria. Mi sembra di ricordare che corresse l’ anno 1998, ero un assiduo frequentatore di tutte le Jams che venivano fatte in Italia e stavo cominciando a costruire la fitta rete di conoscenze di cui mi sono sempre vantato. Era la fine dell’ estate del ’98, Geos di Senigallia mi disse che ci sarebbe stata una bella e grande Jam a Zurigo. C’ era da essere presenti assolutamente! Doveva svolgersi un contest di Breakdance tra le migliori Crews d’ Europa, per quanto riguardava l’ Aerosol Art dipingeva il francese Mode2.

A quell’ evento, così importante e pubblicizzato all’epoca, partecipò tanta gente, per cui cominciammo a stringere amicizia prima con tutti gli italiani. Per non portarla alla lunga, tutti i Writers italiani ma anche stranieri volevano dipingere, anche se non invitati. Quando chiesi lo spazio per dipingere incontrai due ragazzi, uno di Milano e uno di Roma, che si chiamavano Nitro. Compresi che dovevo cambiare nome o fare delle variazioni, in quanto quando scelsi il mio Streetname, scelsi di chiamarmi con il solo nome “Nitro”. Lo feci: fatti ed accadimenti della vita, che non sto qui a raccontare, mi hanno fatto aggiungere M24 vicino a Nitro ed ecco da dove salta fuori Nitrom24. In sostanza, raccontare quell’ aneddoto significa riportare come e dove s’ incontrarono i tre “Nitro” d’Italia!

HHF: Pensi che il tuo stile abbia influenzato qualche Writer più giovane?

N24: Prima di tutto, devo dire che non credo proprio di aver influenzato qualcuno ma, di sicuro, sono stato uno a cui guardare, mi tenevano sempre presente. Potremmo dire che sono stato un modello, forse non per l’utilizzo del colore e delle fantasie nella colorazione, ma per quello che ci mettevo nelle cose che facevo e per come ero attivo in quel periodo del mio percorso. Non dimentichiamoci che prima si andava a dipingere quasi ogni notte.

HHF: Come ti rapporti con la mentalità in voga oggi in questo ambiente? La vivi attivamente o passivamente?

N24: Qui la risposta è assolutamente negativa: la vivo passivamente! Questo perché mi sono convinto che il mondo dell’ Hip Hop per come l’ho scoperto e per come me ne sono innamorato, è morto e sepolto! Non esiste più l’ Hip Hop in quella forma che con un pizzico di presunzione definisco pura ed originale. Quel modo di intendere l’Hip Hop, non c’è più!

HHF: Se non fossi stato un Writer, in quale disciplina della Cultura Hip Hop ti sarebbe piaciuto cimentarti maggiormente?

N24: Ho seguito sempre tutta la Cultura Hip Hop, mi ci sono immerso dentro completamente. La musica è l’arte che tutt’ora mi avvolge in toto. Se non fossi stato un Writer, di sicuro mi sarei concentrato di più di quanto già non abbia fatto nell’arte del Djing. Sarei stato un Dj, già lo sono stato e addirittura mi stavo preparando e allenando per competizioni Nazionali come il DMC Scratch e l’ITF.

HHF: In quali aspetti del tuo carattere pensi che l’Hip Hop ti abbia migliorato?

N24: Credo che la Cultura Hip Hop mi abbia insegnato a competere e mi abbia fatto vedere come si deve fare per emergere, ciò non è poco! In tutte le discipline della Cultura in cui mi sono cimentato, era implicito il discorso della competitività con un altro essere umano.

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