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Provenienza: Lecce 

Periodo Attività: Dal 1984

Discipline: Breaking, Djing, Writing

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HHF: Qual è stato il tuo imprinting con la Cultura Hip Hop?                                                                         

E R: Ero poco più che un bambino ed allora si usava giocare giù in strada con i ragazzi vicini di casa anche se non provenivano dal fabbricato in cui abitavi.

Ero un po’ come un cucciolo sciolto, mio padre non era più a casa da 7 anni e mia madre cercava di tenermi a freno, ma non era facile per lei.

Di fronte al mio palazzo abitava Samuel, un altro bambino che come me aveva i genitori separati, con lui passavo praticamente tutti i pomeriggi e le sere a fare casino e a giocare.

Erano i tempi in cui ci si sbucciava le ginocchia sull’asfalto giocando a calcio nelle vie meno trafficate del quartiere o nei cortili interni del condominio, i cancelli dei garages non erano automatizzati e ci si lanciava giù per le rampe in Skate come dei kamikaze, si aprivano le serrature del box del più abbiente di turno per portargli via la BMX appena acquistata e si aspettava il sabato pomeriggio per poter andare al cinema.

La fortuna volle che a scuola girasse voce che in un cinema a 5 isolati da casa avrebbero dato un film bellissimo che faceva vedere il Bronx ( per noi che avevamo visto “The Warriors”, il solo nome di quel quartiere faceva salire l’adrenalina in misura spropositatata, eravamo bambini e vivevamo di miti) e che mostrava dei ballerini che sembravano dei super eroi, per le evoluzioni che facevano. Molti di loro avevano addirittura movenze da robot ed all’epoca robots e fantomatiche storie sugli UFO appassionavano un pò tutti quelli della mia età.

Quel film era “Wild Style” e da lì a poco quel cinema, per la precisione il “Cinema Santa Lucia”, che oggi non c’è più, avrebbe proiettato “Beat Street”, “Breakin’ 1” e “Breakin’ 2 – Electric Boogaloo “.

Inutile dire quanto quei films, visti a distanza di poco tempo da molti teenagers della mia piccola città, ebbero influenza su tutta la nostra generazione. Da lì a pochissimo si moltiplicarono gli adolescenti che iniziavano a provare le ” mosse” davanti allo specchio della propria cameretta, ed ogni occasione in cui si veniva invitati ad una festa di compleanno in casa era il momento giusto per mostrare i propri footworks abbozzatissimi e le proprie coreografie di Electric Boogie.

I miei eroi nel quartiere Mazzini erano 3 adolescenti che si distinsero subito per stile ed attitudine di strada. Tra loro c’era il fratello più grande del mio amico Samuel che si chiamava Beppe ( lo Streetname che si diede fu “Zeppy” ), Roberto ( in arte “Baby Swipes”) e Daniele ( in arte “Dan” ).

Zeppy era potente nelle power moves, Baby Swipes mischiava floor moves e poppin’, ma colui che per me era una figura quasi inarrivabile per carattere, stile e portamento era Dan.

Restavo in un angolo in silenzio a vederli fare training sui cartoni. Allora c’era molto rispetto per le persone più grandi anche se ci si toglieva 3 o 4 anni di età, non mi azzardavo mai a prendermi la confidenza che non mi veniva offerta ed anche in quel caso comunque sapevo gestire abbastanza bene lo spazio tra me e loro e cercavo di non essere invadente con le domande e le curiosità.

Avere il loro rispetto, quando si accorsero che per me quello che facevano era molto più che un modo per avere hype, fu un regalo grandissimo.

Mi sentivo considerato ed integrato da dei ragazzi di almeno 4 anni più grandi di me, ed inoltre questi guerrieri di strada erano dei miei piccoli grandi idoli.

Scoprii ben presto che, oltre a ballare paurosamente, Dan fu letteralmente stregato dall’ Aerosol Art che aveva assaggiato nei films che erano arrivati dagli Usa e non perdeva occasione di farci vedere i bozzetti che realizzava con il suo lettering pauroso.

Inoltre il suo modo di fare le contrazioni, l’ egyptian e il popping diventarono un esempio troppo influente ed importante per me e per tanti altri ragazzi che ebbero la fortuna di godere delle sue performances.

Una volta accolto da questo bellissimo piccolo collettivo iniziai a seguirli ovunque.  All’ interno dei palazzoni in cui abitavano Baby Swipes e Dan vi era una pineta con al centro una piccola rotonda di lastricato simile a marmo: nelle giornate buone ci allenavamo lì con la compagnia della piccola radio portatile di Baby Swipes che buttava fuori il sound delle cassette registrate da Dj Tony Cingomma, brindisino di origine ma leccese di adozione fin dalla fine degli anni 70.

Tony Cingomma aveva un piccolo negozio di dischi ad un isolato dal mio palazzo e nel suo tempio giravano una marea di chicche di importazione. Anche sotto il mio portone aprì un bellissimo negozio di dischi underground di ogni stile, si chiamava “Disco Mania” ed era di un’ altra pietra miliare tra i Djs leccesi che si chiamava Paolo Spalluto. Vi lascio immaginare! L’ atmosfera in giro, e particolarmente nel quartiere Mazzini, era ormai calda.

Appena riuscivamo a scollettare qualche spicciolino si andava da questi due “zii” della musica ad ascoltare i dischi che gli erano appena arrivati e si annotavano i nomi per fare compilare da questi Djs nastri su nastri al cromo con quei sounds così potenti ed elettronici. Qualcosa iniziava a non bastarmi più. Iniziai a racimolare soldi qua e là e ad andare una volta alla settimana a regalarmi un disco. I primi 2 che acquistai li ricordo benissimo, erano ” Funky Soul Makossa” di Nairobi & Awesome Four e  “Looking For The Perfect Beat ” di Afrika Bambaataa & The Soul Sonic Force, sono lì belli e custoditi nella mia collezione personale di vinili.

L’ Electro-Funk fu una rivelazione,aveva un sound potentissimo ed io a casa avevo l’ impianto Hi-Fi Akai che mio padre non aveva portato via e potevo fare tremare i muri della mia stanzetta con il suono di quei bassi da Tr808 e di sintetizzatori oltre il limite dell’immaginazione cosmica.

Frequentavamo un negozio, il primo negozio di Surf e Skateboard del quartiere Partigiani, che si chiamava “Crazy Sport” ed il suo conduttore ci notò subito: acquistò per noi il nostro primo tappetino linoleum che Dan customizzò coniando il nome di “Crazy Team “, ed è così che nacque la prima vera Crew di B-Boys a Lecce.

Io ero parte marginale nel gruppo, restavo un affiliato ufficializzato ma mai mi sentii reale protagonista ed era giusto che fosse così. Avevo 12 anni, anche se i miei fratelli a quei tempi mi facevano sentire uno di loro, la legge del rispetto per i più adulti era un obbligo da rispettare ed io non me ne esimevo.

A cavallo tra l’ ’85 e l’ ’86 conobbi un ragazzo del mio quartiere durante una Battle sotto dei portici a 2 isolati dal mio palazzo. Si chiamava Luigi ed era figlio di mamma salvadoregna e padre leccese. Si era trasferito per motivi familiari da Miami a Lecce. Era un sabato sera, 2 ragazzi sapevano che Luigi ballava e lo sfidarono nel cerchio. Era solo ed io mi trovai per caso a passare là vicino: era più forte di me, quando sentivo musica Hip Hop e vedevo ragazzi che si cimentavano in quella che volgarmente e commercialmente veniva chiamata “ Breakdance”, non riuscivo a starne lontano.

Non ci pensai due volte ed entrai accanto a lui nel cerchio, rappresentavo il Crazy Team e dovevo conquistarmi i credits dei miei fratelli maggiori. Quella sera io e Luigi devastammo letteralmente Ugo e Luca, i ragazzi che sfidarono Luigi.

Nacque così un altro duo sciolto e non legato ad alcuna formazione, ci chiamammo “The Frantic Duo” e per tutto l’anno che Luigi si fermò a Lecce non smettevamo di allenarci nel salone degli ospiti di casa sua, che era una grandissima stanza con il pavimento liscio in marmo con pochissimi mobili.

Luigi è rimasto mio fratello per la vita e mi ha dato la possibilità con tutta la sua famiglia di conoscere il profondo Sud degli Stati Uniti, in quanto ho potuto vivere per lunghi periodi ospite da lui negli States.

Suo fratello Enzo Junior è stato parte degli “Street Masters” ( storica Crew di B Boys di Dade County ) a Miami ed oggi cura l’ organizzazione dei concerti di Cam’ Ron dei Dipset, oltre ad organizzare molti altri eventi con la scena locale e frequentare i più importanti studi di registrazione e di Rappers nella sua zona.

Non posso dire di essere stato flashato solo dal B Boying, erano tutti quegli elementi fusi insieme che mi stregarono: B-Boying, Djing e Aerosol Art, che all’ epoca chiamavamo “Graffiti” e qualcuno peggio ancora “Murales “, sarebbero rimasti nella mia impostazione ed attitudine da strada per sempre. Alla fine degli anni ’80, quando tutto il Crazy Team si dedicò completamente allo Skateboarding e diventò una Crew molto più grande, io iniziai a comprarmi la prima attrezzatura da Dj in quanto negli anni precedenti avevo iniziato a collezionare un gran numero di dischi, il Beatmaking per me è iniziato solo all’inizio degli anni 2000, quando tra lavoro e famiglia iniziai a suonare di meno in giro.

Potrei raccontare nel dettaglio moltissime cose del piccolo movimento leccese dagli arbori ad oggi ma ci sarebbe da scrivere un libro, voi mi avete chiesto cosa mi ha flashato e mi sono forse dilungato troppo, devo però assolutamente ringraziare persone del mio posto come i veterani DJ War, Gigi D ( Sud Sound System Foundation ) e mio fratello di quartiere Gopher che negli anni della mia formazione musicale mi hanno insegnato tanto, voglio inoltre ricordare un fratello dal Crazy Team che ci ha lasciato quest’ anno, Mauro aka “Culo di Palla”, che riposi in pace!

HHF: Si dice che la storia la scrive chi vince, ma sul campo si sono visti i migliori. Chi secondo te contribuì all’evoluzione del vero HH nella scena italiana?

E R: Il bellissimo movimento Torinese, senza alcun dubbio! Loro, i B-Boys del lastricato del Teatro Regio, “ La Regio Crew”  ed i DJ’s ed MC’s che hanno frequentato quel posto in primis, hanno rappresentato l’ essenza ed hanno avuto la fortuna di avere come guida colossi come The Next One, i THC ed altri massicci del posto. Ma in Italia ogni posto a seconda della propria realtà ha saputo dare il suo reale contributo: dal Salento ( Lecce-Brindisi ) a Cosenza, da Bari a Napoli, da Roma a Bologna, da Firenze a Prato per poi andare a Perugia, Milano, Bassano del Grappa, tutti i posti nella nostra nazione hanno avuto le loro guide illuminate: in tal senso, voglio ricordare un grande uomo, Dj Ciso, che a Vicenza creò una realtà bellissima come il “Palladium” e la sua omonima Radio .

Quando lavoravo a Brescia aspettavo il sabato per potere andare fino a Vicenza ed entrare in una dimensione surreale, sembrava di essere negli Stati Uniti e la musica che usciva dall’ impianto del Palladium era sempre la migliore!

Il “main man” era Ciso, un signore con i baffi che poteva essere mio padre, mixava il meglio ed ospitava i più grandi artisti di Oltreoceano in Italia!

Posso comunque dire con fermezza che persone come Next One, Ice One, Dj Enzo ( il mio proponitore di news dall’ Hip Hop underground quando lavorava in distribuzione “Dig It “ed io ero il responsabile del settore “Black” del record store “Global Sound” nel mio quartiere nel 1996/1997 ) e, non ultimo, Soul Boy, hanno dato un contributo grandissimo alla nostra Cultura e al suo esordio in Italia.

HHF: Cosa ti porta ad essere un Hip Hopper oggigiorno?                                                                              

E R: Il volermi fare venire la pelle d’ oca come quando ero bambino e il sentirmi portavoce di una visione positiva e reattiva in un momento storico logoro e che ha bisogno di esempi che incuriosiscano la nuova generazione e che le trasmettano la stessa adrenalina e le stesse buone  vibrazioniche abbiamo provato per primi in quegli anni.

HHF: Quali sono stati i Pionieri a cui ti sei ispirato agli inizi?                                                                          

E R: Sicuramente figure come la Rock Steady Crew nei miei anni del B-Boying, ma le mie leggende viventi erano persone come Kool Herc, Bambaataa ed i Soul Sonic Force, i Newcleus e la Junzun Crew insieme agli Imperial Brothers. Qualcuno di loro lo avevo visto nei Cult Movies e nei videoclips, ma tutti gli artisti che trovavo sui più improbabili dischi di Electro-Funk che acquistavo dovevo immaginarli pensando ai loro capolavori discografici. Pensa che quando pochi anni fa i Public Enemy si esibirono a Lecce e vidi il loro bassista Davy DMX, mi misi a piangere come un bambino! La figura di un mostro sacro del sound che mi faceva letteralmente impazzire sulle cassette registrate da Dj Tony Cingomma si stava materializzando davanti ai miei occhi e suonava per me e la gente del mio posto!

HHF: Raccontaci un aneddoto che pensi sia meritevole di essere ricordato e che riguarda l’Hip Hop.

E R: L’ arrivo di Skam Ski , un B-Boy e Dj franco-afroamericano che da New York arrivò a Lecce! Appena arrivò in città nell’ 84/85 cambiarono le prospettive, si iniziarono a vedere i primi Graffiti in pieno centro, addirittura venne a trovarlo il grande Bando da Parigi e tirarono giu’ un pezzone su un muro a due isolati da casa mia, sulla mia stessa via. Istituì il primo corso di Breaking in una scuola di ballo, suonava fisso alla consolle di “Disco Action” e qualche volta fu ospite di una nota emittente radiofonica locale, una vera rivelazione per noi scolari!

HHF: Pensi che il tuo operato abbia influenzato negli anni qualcuno più giovane?

E R: Lo spero, ed in qualche caso ne ho avuto un piccolo riscontro.

HHF: Credi che manchi qualcosa nella scena attuale italiana? Se si, cosa?

E R: In qualche caso purtroppo la coscienza del potere che si ha quando si trasmettono certi messaggi ai teenagers, che sono i più grandi supporters e frequentatori dei concerti. I ragazzini vedono i Rappers come miti da imitare in tutto e non sempre abbiamo grandi esempi in tal senso. Il messaggio che si da al pubblico per me comporta una grande responsabilità verso chi non ha ancora una maturità interiore ben definita.

HHF: Come e’ stato entrare in contatto con la Zulu Nation e quando ciò e’ avvenuto?

E R: Ufficialmente 4 anni fa circa ho avuto il piacere di conoscere tramite B-Boy Snap ( Last Alive –MZK ), i ragazzi di UZN Italia. Sono stati disponibilissimi a spiegarmi e a farmi intraprendere un certo tipo di percorso che mi ha aiutato moltissimo a capire processi storici, intenti dell’ organizzazione e tante altre cose. Hanno stimolato in me una comprensione più elevata del tutto e una curiosità più accentuata e mi hanno in un certo senso insegnato ad avere capacità di autocontrollo quando devo relazionarmi con qualcuno che parla autorevolmente di qualche aspetto della Cultura Hip Hop che in realtà conosce solo in maniera molto marginale e  quindi non ne sa sfruttare le potenzialità positive nei confronti della propria Comunità. Zulu Nation è qualcosa di molto più che un insieme di artisti sotto un unico logo, UZN è nata dalle macerie del degrado ed ha unito universalmente moltissime persone nel nome di una unica Nazione propensa a sfruttare le proprie competenze ed abilità. L’ insieme di tutte queste cose e la semplice disponibilità di chi ha visto qui in Italia un modo differente di fare arrivare il messaggio positivo dell’ Hip Hop a chi veramente vuole interessarsene, dando il suo piccolo ma importante contributo da questo punto di vista, mi hanno coinvolto.

HHF: Una domanda un po off-topic, ora. Cambieresti qualcosa per quanto riguarda l`educazione scolastica oggi, e se si, cosa?

E R: Mi piacerebbe che i bambini fin dalle scuole elementari avessero la possibilità di avere un’ aula piena di strumenti musicali di ogni tipo e dei docenti all’ altezza di insegnare loro la potenza del suono e fino a che punto la musica può scuotere l’ animo di ognuno di noi facendo scoprire la bellezza della unione di squadra fino a formare delle vere e proprie mini bands od orchestre. E’ bellissimo vedere lavorare insieme un gruppo di persone che creano musica e sperimentano, con linee guida di base ma senza limiti di creatività, questo tipo di percorso dovrebbe essere una possibilità offerta ai ragazzi in ogni istituto pubblico al di fuori del conservatorio.

Forse risulto eccessivamente lungimirante ma è una cosa che mi sarebbe molto piaciuta se fosse stata una possibilità concreta offerta alle mie due figlie.

HHF: Ti ringraziamo per la disponibilità e ti lasciamo con un’ultima domanda. Chi dovrebbe essere, come te, intervistato dalla redazione di Hip Hopera Foundation in quanto parte integrante del Movimento Hip Hop all’ epoca?

E R: Del mio gruppo ho un po’ potuto parlare io e vi ringrazio per avermi dato questa possibilità. A mio parere, Pierluigi De Pascali aka Gigi D, che ha inciso per “Century  Vox” il primo Rap single in dialetto leccese ed è parte fondamentale, rude ed illuminata del Sud Sound System: una figura fondamentale nel Movimento Ragga-Hip Hop Salentino, che ha dato moltissimo a tutto il Movimento in Italia e che quindi va assolutamente intervistata!

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