“TamTam”, l’appuntamento periodico sull’approfondimento di alcuni degli aspetti divulgativi della Cultura Hip Hop da parte della redazione di Hip Hopera Foundation, inaugura la sezione dedicata ai documentari con una delle prime uscite in assoluto che ne abbiano affrontato il tema della nascita e dello sviluppo. 

“Beat This!: A Hip-Hop History” è un film documentario di poco meno di un’ora diretto dal regista britannico Dick Fontaine ed edito dalla BBC nel 1984. 

Fontaine immortala l’Hip Hop ed i suoi principali progenitori, praticamente dalla prima ora, documentandone l’evoluzione da giovane movimento di strada a Cultura di portata internazionale. 

E’ la voce, proveniente da una radio, di Imhotep Gary Byrd a fare da guida, collegando immagini che sono diventate emblematiche in riferimento al periodo storico: i Dynamic Rockers che ballano per strada, il videoclip di “Planet Rock”, Malcolm McLaren che racconta della sua introduzione nell’agosto 1981 nella Universal Zulu Nation di Afrika Bambaataa nel sud del Bronx, avvenuta grazie all’intercessione dell’artista, regista e sceneggiatore Michael Holman e di come questo abbia cambiato la sua visione della vita e dell’Hip Hop stesso fino ad arrivare ad una delle riprese più iconiche in assoluto dell’intero documentario: Dj Kool Herc gira per il Bronx a bordo di una decapottabile appesantita da tutto il suo sound system mentre spiega le motivazioni che lo hanno portato ad organizzare i primi parties, corredando tutta l’intervista con i frammenti dei video girati durante alcune delle feste tenutesi al 1520 di Sedgwick Avenue, in quello che viene convenzionalmente riconosciuto come il “Luogo di nascita dell’Hip Hop”.

Un altro dei momenti fondamentali è rappresentato dalla testimonianza di Afrika Bambaataa relativa alla sua vita precedente, che lo ha visto membro attivo della gang dei Black Spades e di come questa esperienza abbia contribuito alla presa di coscienza di una possibile alternativa alla violenza, attraverso l’amore, la pace e l’arte, ispirando i principi fondamentali alla base della Universal Zulu Nation. 

Il documentario prosegue con raccolte di video musicali ufficiali intervallati da interviste a writers del calibro di Brim, il creatore del logo “Graffiti rock”, che spiega il clima di tensione instaurato dall’allora sindaco di New York Ed Koch, nella lotta senza quartiere al “vandalismo”. Qui i contributi video sono di grande valore, perché mostrano le yards e i treni dipinti dai maggiori esponenti del periodo. 

E’ un protorap di Muhammad Ali il viatico col quale Imhotep introduce il mondo dei rappers, mostrando performance live dei Cold Crush Brothers, di Lisa Lee e Sha Rock. 

Il viaggio prosegue con le immagini di Arthur Baker, produttore musicale di fama mondiale formatosi proprio alla scuola dell’Hip Hop che lavora in studio con i Soul Sonic Force, rilevando come questo fenomeno stesse assumendo connotati che andavano già oltre la circoscritta cerchia di ragazzi che abitavano i quartieri newyorkesi e di come fosse pronto ad invadere il mondo intero.

Il gran finale è affidato ad Afrika Bambaataa accompagnato da Dj Jazzy Jay, storico membro di UZN e pioniere della disciplina del Djing, che introduce lo spettatore nel suo “Blocco”, ovvero il complesso di edilizia popolare nel quale viveva, invitando tutti a partecipare ad uno dei suoi “Zulu Party”. 

Alcune delle immagini risulteranno familiari per chi abbia già avuto modo di vedere film come “Breakin’” o “Beat Street” che in effetti hanno preso a piene mani proprio da “Beat this!”.

Originariamente questo prezioso documentario faceva parte della serie televisiva BBC “Arena” ed era suddiviso in sei episodi:

  • Episodio 1 “Landing on Planet Rock” 
  • Episodio 2 “The Godfather Kool Herc” 
  • Episodio 3 “Afrika Bambaataa” 
  • Episodio 4 “Graffiti & Cold Crush Brothers” 
  • Episodio 5 “Cold Crush Brothers & Soul Sonic Force” 
  • Episodio 6 “Zulu Nation Throwdown”

Nel 1986 la casa di produzione e distribuzione home video inglese “Channel 5” mette in vendita un vhs contenente il documentario col nome di “Hip Hop – A street history”.

Giuan

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Di seguito, il link dove poter visionare il documentario:

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